L’applicazione del sistema di mediazione penale minorile ha consentito di armonizzare competenze giuridiche, pedagogiche, psicologiche e metodologiche, assicurate dai diversi professionisti che orbitano nel contesto giudiziario, con il fine ultimo di promuovere e favorire percorsi di risocializzazione dei minori autori di reati.
Il mediatore ha, infatti, oltre al compito di favorire la comunicazione tra due o più soggetti in conflitto tra loro, che la legge identifica con l’autore e la vittima del reato, il compito fondamentale di promuovere, in sinergia con altri professionisti, progetti rieducativi finalizzati alla riabilitazione del reo in carcere nell’ottica e nell’esigenza di un suo efficace reinserimento sociale, come da principio guida del processo penale minorile italiano.
Dunque, il mediatore penale minorile applica la propria professionalità e le proprie competenze rispondendo a due fondamentali esigenze di Giustizia. La prima, offrire attenzione ai protagonisti della vicenda penale: alla vittima, alla quale viene conferito un ruolo più attivo di quanto accade nel procedimento penale, e al reo, ponendo in essere la concreta opportunità di accedere a modalità riparative responsabilizzanti. La seconda riguarda invece l’attenzione specifica nei confronti del minore reo una volta all’interno del contesto penitenziario, promuovendo progetti ed attività di intervento a scopo rieducativo e riabilitativo.
